30) Jaspers. I nuovi rapporti tra filosofia e scienza.
Secondo Jaspers finalmente si  chiarito il rapporto fra scienza e
filosofia. Esso passa attraverso la constatazione che la
conoscenza scientifica ha limiti precisi.
K. Jaspers, Existenzphilosophie. Drei Vorlesungen, Berlin 1938,
traduzione italiana di O. Abate, La filosofia dell'esistenza,
Bompiani, Milano, 1967 4, pagine 25-31 (vedi manuale pagine 429-
430).
La nostra attivit filosofica attuale  subordinata alle
condizioni di queste esperienze della scienza. Il cammino che va
dalla delusione provocata dalla falsa filosofia alle scienze
reali, e dalle scienze di nuovo alla vera filosofia,  di tale
specie da influire in modo decisivo sul metodo di filosofare oggi
possibile. Prima di rifarci alla filosofia dobbiamo determinare
obiettivamente il rapporto per nulla equivoco fra la filosofia
attuale e la scienza. Anzitutto sono divenuti chiari i limiti
della scienza; essi possono essere cos brevemente caratterizzati:
a) la conoscenza scientifica delle cose non  conoscenza
dell'Essere; la conoscenza scientifica  particolare, diretta su
oggetti determinati, non  diretta sulla realt stessa. Perci la
scienza rappresenta dal punto di vista filosofico, proprio per
mezzo del sapere, il sapere pi radicale del non sapere, cio il
non sapere ci che  l'Essere stesso;
b) la conoscenza scientifica non  in grado di dare nessuna
direzione per la vita. Non stabilisce valori validi; la scienza
come scienza non pu guidare la vita; per la sua chiarezza e
decisione, essa rimanda a un altro fondamento della nostra vita;
c) la scienza non pu dare nessuna risposta alla domanda
riguardante il suo vero e proprio senso: il fatto che la scienza
esista  basato su impulsi che non possono essere neppure essi
dimostrati scientificamente, come veri e come tali da dovere
esistere.
Nello stesso tempo insieme coi limiti della scienza si chiarisce
l'importanza positiva e l'indispensabilit della scienza per la
filosofia.
In primo luogo, la scienza, metodicamente e criticamente
purificata in questi ultimi secoli, se anche soltanto raramente
realizzata dagli indagatori nella sua totalit, ha avuto per la
prima volta la possibilit di riconoscere, mediante il suo
contrasto con la filosofia, la torbida contaminazione fra
filosofia e scienza e di superarla.
La via della scienza  indispensabile per la filosofia, perch
soltanto la conoscenza di questa via impedisce che un'altra volta
si affermi, in un modo poco chiaro e oggettivo, esservi nella
filosofia la conoscenza obiettiva delle cose, che ha invece la sua
sede nella ricerca metodicamente esatta.[...].
Contemporaneamente a questa chiarificazione dei limiti e del senso
intimo delle scienze, si svilupp l'indipendenza del principio
filosofico. Per il solo fatto che questo principio, nel chiaro
orizzonte delle scienze, fu illuminato dall'acutezza critica della
loro luce e liberato da ogni affrettata determinazione, esso
divenne consapevole della propria autonomia, cosi che l'unica,
antichissima filosofia parl dalle grandi opere del passato. Era
come se testi da lungo tempo conosciuti ritornassero dalla
oscurit alla luce, come se si imparasse a leggerli soltanto
allora con occhi nuovi; Kant, Hegel, Schelling, Nicol di Kues,
Anselmo, Plotino, Platone e pochi altri erano a noi cos presenti
che si sentiva la verit del detto di Schelling essere la
filosofia un aspetto segreto. Si possono conoscere i testi,
riprodurre esattamente le costruzioni del pensiero e pertanto non
comprendere.
Da questo principio noi apprendiamo ci che nessuna scienza ci
insegna; poich la filosofia non pu realizzarsi solamente
mediante il modo di pensare scientifico e nel sapere scientifico;
essa richiede un altro tipo di pensiero, un pensiero che nel
pensare mi fa presente a me stesso, mi rende vigilante, mi conduce
verso me stesso, mi trasforma.
Ma con la riscoperta del principio filosofico nelle tradizioni
antiche, si manifest anche l'impossibilit di trovare nel tempo
passato la vera filosofia nella sua completezza. L'antica
filosofia non pu, cos come  stata, essere la nostra.
Se noi in essa scorgiamo il principio storico del nostro
filosofare, e se sviluppiamo il nostro pensiero nel suo studio -
perch questo raggiunge la sua chiarezza soltanto praticando i
filosofi antichi - il pensiero filosofico  tuttavia sempre
originale e deve in ogni epoca realizzarsi storicamente sempre
sotto nuove condizioni.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagine 311-312.
